Andrea Vigani - (Ir)realtà possibili (2003)


(ovvero l’apparenza del mondo fenomenico dopo Einstein) per un pianista preregistrato in un luogo virtuale
Nel ventre di un pianoforte virtuale, fra corde e parti meccaniche (ri)costruite, suoni impazziti in frammenti e schegge di memorie meccaniche […situazioni aspre e crude, e se le si accetta come parti del proprio terreno nativo, allora qualche scintilla di tenerezza o compassione può prodursi…] lì superfici e corde sono suonate da rumore bianco, plettri e martelletti di ogni materiale, dita, campioni di un pianoforte reale, suoni di modulazione di frequenza e grumi armonici [...non avrai fretta di lasciare un tal luogo immediatamente…] nell’illusione che sia tutto vero, che, fuori, sui tasti bianchi e neri qualcuno stia suonando uno Studio di Skrjabin e qui anche il rumore di fondo prende vita e ti ronza attorno come un coro lontano […ti piacerà affrontare i fatti, gli oggetti, le luci di quel paricolare mondo…] ma il laser si inceppa, il sincrono viene meno e queste pareti di nichel e rame sembrano implodere; un dubbio di realtà si insinua come un vuoto […quello che manifesta la sua effettiva esistenza con il fruscio perenne delle apparizioni folgoranti di tutti i possibili, di cui è serbatoio infinito…]